22/02/2018

Seminario HANDIMATICA 2006

RELAZIONE "ANALISI E VALUTAZIONE DEL MERCATO IN RAPPORTO AI SISTEMI DI FINANZIAMENTO"

Tenuta all’interno del Seminario: “Interventi e finanziamenti pubblici per gli ausili tecnologici: cosa sta cambiando?”

che si è svolto Giovedì 30 Novembre 2006 all’interno della manifestazione Handimatica.

Giulio Vaccari – Presidente Assoausili

Non vi ruberò molto tempo, vi mostrerò solo 7-8 slide giusto per portarvi a casa concetti fondamentali su qual è la situazione del mercato attuale, anche perché girano leggende metropolitane o false credenze che è bene sfatare.

Ho cercato con molta fatica di reperire un po’ di numeri per farsi un’idea un po’ complessiva di qual è il mercato dell’assistive tecnology e purtroppo i dati che vi presenterò sono relativi alle disabilità motorie collegate alle disabilità cognitive e alle disabilità di tipo sensoriale che sono solo però legate al mondo dei ciechi e dell’ipovisione.

Il discorso delle disabilità legate alle limitazioni dell’udito purtroppo non sono rappresentate in questi dati, però è già indicativo che questi dati che vi presenterò sono già rappresentativi almeno di una buona parte, direi del 90%, della situazione degli espositori che trovate qui a Handimatica.

Vi presento un attimo Assoausili, visto che siamo uno degli ultimi soggetti nati: siamo nati proprio qua nel 2002 come conseguenza di Handimatica 2002, ed è allo stato attuale direi l’unica associazione di imprese specificatamente impegnate dentro il mondo dell’assistive tecnology. Il criterio infatti per entrare nella nostra associazione è di avere almeno il 40% del fatturato relativo alla produzione o commercializzazione di queste tipologie di prodotti o servizi.

Allo stato attuale raggruppiamo 10 aziende del settore e ci accomunano due importanti documenti: da un lato lo Statuto, che regola chiaramente tutte le relazioni interne agli associati, quindi magari è meno interessante per voi, se andate sul nostro sito da scaricare, e l’altro il codice etico invece è il documento che regola tutte i comportamenti che i nostri soci devono mantenere rispetto ai clienti e al mercato. Si va da cose molto semplici a cose eticamente più rilevanti, di rispetto, in alcuni casi di norme di uso e consuetudine in altri mercati, mentre nel nostro ancora, essendo un mercato molto piccolo e non specificatamente normato, magari qualche volta non si danno così per scontate. E questo noi lo consideriamo un documento che aggiunge qualità al nostro lavoro e quindi al lavoro anche che andiamo a svolgere essendo socialmente molto delicato. 

I settori di intervento principali in cui lavoriamo sono naturalmente da una parte disabilità motorie collegate anche alle problematiche cognitive e dall’altra disabilità sensoriali specificatamente per i problemi legati ai disturbi della vista quindi ipovisione e cecità.

Gli ambiti di intervento: i nostri soci lavorano sicuramente nei cosiddetti ausili informatici o almeno fino a poco tempo fa si usava questa espressione e quindi accessibilità ICT noi la chiamiamo, perché ormai non c’è solo il computer come problema centrale, chiaramente prima era principalmente concentrato all’accessibilità del personal computer, essendo stato l’elettrodomestico più utile a un certo lavoro di autonomia e di inserimento nella partecipazione sociale fino a poco tempo fa, ma adesso si parla anche dei telefoni, dei palmari e di altri dispositivi tecnologici, quindi di accessibilità in generale.

E poi software didattici e riabilitativi per quanto riguarda tutto l’aspetto del percorso scolastico e dell’età evolutiva.

Secondo ambito di intervento è sicuramente gli ausili per la comunicazione che è l’unico ambito minimamente riconosciuto allo stato attuale; e l’ultimo è la domotica e controllo ambientale che è un po’ l’ultimo settore nato mentre gli altri due settori hanno 15-20 anni di storia alle spalle, quello della domotica ne ha sicuramente molti meno.

Vediamo i primi numeri, lo stato attuale nel mercato italiano: siamo intorno ai 12 milioni complessivi, le fonti sono del CERVED quindi della banca dati delle Camere di Commercio italiane, e fonti nostre interne dove abbiamo chiaramente un po’ di dati che elaboriamo al nostro interno rispetto a vari ambiti.

La parte relativa alle problematiche motorie e cognitive è sicuramente meno rilevante dal punto di vista del mercato e questo principalmente per due ragioni: una è una ragione culturale, l’altra è sicuramente una ragione oggettiva che è il fatto che la parte dei motori e cognitivi è molto meno assistita rispetto ai canali di finanziamento pubblico.

Quindi questo è un aspetto, poi dall’altro io non la metto in chiave di ingiustizia, ma la metto sicuramente in una chiave che sicuramente le associazioni di categoria delle disabilità, dei ciechi e degli ipovedenti sono state molto più abili e capaci probabilmente delle altre associazioni degli utenti.

Sicuramente questo è un lavoro che non compete alle aziende, ma compete alle associazioni che rappresentano i bisogni delle persone con i vari tipi di disabilità.

Questo è sicuramente un dato oggettivo, ecco, magari molti di voi avevano meno in mente, ma con questo grafico potete vedere la proporzione della quantità di denaro che è presente sul mercato rispetto alle due grandi aree settore di intervento.

Questa è la seconda slide e questa è fonte Assoausili, quindi i dati sono sicuramente su un campione un po’ più limitato perché molte aziende del settore sono molto gelose dei loro dati e fanno fatica a condividerli e quindi è difficile avere proprio delle statistiche complete. Dentro Assoausili invece siamo riusciti a condividere i dati e questi sono i nostri numeri.

Come potete vedere il problema dell’accessibilità in generale, quindi degli ausili informatici, sono prevalenti al nostro interno.
Dentro Assoausili ci sono comunque anche aziende che si occupano di ciechi e ipovedenti e sicuramente la maggior parte dei loro strumenti sono centrati in questo grosso gruppo di ausili informatici perché le barre braille e quant’altro sono sicuramente nella categoria ausili informatici o comunque dispositivi per l’accessibilità ICT in generale.

Il 21% sulla comunicazione e qui si parla della comunicazione sicuramente ci sono dispositivi dedicati, come faceva vedere l’ing. Bitelli prima, sia alfabetici che simbolici ma anche sistemi misti, basati su hardware standard, quindi PC portatili o PC più particolari.

Ultimo settore la domotica con solo il 4% del denaro investito nel settore ma naturalmente perché siamo agli inizi e questo è il settore più giovane e quindi con meno storia alle spalle, minor conoscenza culturale e io aggiungerei anche una maggior complessità tecnica nel mettere in campo la soluzione.

Non dico che risolvere il problema dell’accessibilità al PC sia una cosa scontata e facile, però dico che nel mettere in campo una soluzione di domotica sicuramente entrano in campo tutti i fattori legati come al PC all’accessibilità di tipo motorio, cognitivo e quant’altro, ma ci sono anche fattori tecnici molto più complessi che sono quelli legati semplicemente al personal computer, oltre al fattore relazionale perché insomma, mettere le mani attorno a un computer è una cosa, mettere le mani invece attorno a una casa dove si abita anche in tante altre persone oltre alla persona disabile, che generalmente non ci abita da solo, innesca tutta una serie di problematiche ulteriori.

Poi, come provocazione ho inserito altri dati che vi fanno un attimo il rapporto di quali sono i rapporti di forza rispetto alle aziende europee, al mercato europeo. Siccome anche a livello europeo non esiste uno studio organico dei dati, vi do solo il dato del fatturato dell’anno scorso della RDG Kompagne che è l’azienda leader del mercato olandese, voi sapete che l’Olanda fa 10 milioni di abitanti, più o meno due Emilie Romagne o due città di Roma tanto per dare dei parametri oggettivi, e da sola RDG Kompagne non è da sola sul mercato olandese, attenzione, non ha il monopolio, avrà il 55-60% del mercato, ma è l’azienda più importante.

Da sola vale quasi quanto tutto il mercato assistive tecnology Italia e tenete presente che nel mercato AT Italia c’è già parte dei ciechi, mentre RDG Kompagne non si occupa assolutamente di problemi di non vedenti o ipovisione. Tanto per dare un dato un po’ generale, anche perché magari molti si chiedono “ma come in Italia non si sviluppa tanto?” il problema è che dove si hanno a disposizione risorse economiche di un certo tipo, si può fare anche ricerca e sviluppo, nelle condizioni in cui siamo attualmente noi le poche aziende che fanno ricerca e sviluppo del prodotto italiano sono veramente in una fase pionieristica e quasi eroica.

Poi se i numeri cambieranno probabilmente le cose andranno riviste.

Un altro dato interessante è il dato dell’Inclusive Technology UK che è l’azienda leader del mercato della Gran Bretagna però relativamente solo allo school market, quindi non si occupa di forniture di prodotti su vari canali: il canale della vita quotidiana e il canale della sanità.

Inclusive Tecnology vale 7 milioni e 100 mila euro, quindi un buon 2/3 del mercato italiano complessivo.

Non potendo avere dati organici europei da confrontare, ci danno solo l’ordine di grandezza per dire che noi in Italia, a livello di competenza e tecnologia e dell’offerta siamo assolutamente allineati ai due mercati di riferimento del nord Europa e del nord America, quindi in Italia in termini di offerta di prodotti e di servizi potete trovare tutto quello che trovate negli Stati Uniti, in Svezia o in Germania.

Però è un mercato assolutamente più piccolo dove le aziende sono ancora o nella fase pionieristica o comunque in quella soglia tra, non dico la sopravvivenza, però senza la possibilità di decidere strategie più complessive perché il problema principale in questa fase del mercato è riuscire a rimanere in equilibrio tra un know how abbastanza evoluto che si possiede a livello di molte aziende del nostro settore, ma senza la possibilità di espandersi.

Molte aziende hanno già raggiunto il limite massimo di espansione in termini economici che il mercato italiano consente in questo momento e quindi oltre sappiamo già in termini proprio territoriali che un certo tipo di mercato non consentirà uno sviluppo di un certo tipo perché non è possibile non dico crescere venti volte, ma nemmeno crescere del 30% dell’anno successivo perché si sa già che non esistono spazi.

Quindi per le aziende in questa particolare situazione di tipo economico è molto difficile rimanere vitali e soprattutto motivati a rimanere in questo tipo di settore.

Abbiamo anche fatto un’analisi molto più veloce rispetto a quelle che sono già state presentate, abbiamo diviso età evolutiva, adulto e anziano rispetto all’età di riferimento, della fruibilità degli strumenti, sanità e vita quotidiana, scuola e apprendimento, lavoro e formazione professionale. 

Per quanto riguarda l’età evolutiva l’analisi è in verticale, quindi quello che dirò rispetto alla sanità/vita quotidiana vale trasversalmente alle tre tipologie di età.

Il nomenclatore ad oggi non contempla gli ausili informatici e gli ausili per il controllo ambientale come è già stato detto ampiamente.

Gli ausili per la comunicazione sono contemplati, ma i riferimenti sono assolutamente obsoleti quindi io ai corsi per medici prescrittori dico, quando parliamo del riferimento a quali sono i tipi di finanziamento, avete presente i famosi tre codici? bene scordateveli perché effettivamente è difficilissimo lavorarci!

C’è scarsa conoscenza degli ausili elettronici e informatici da parte dei medici prescrittori e quindi qui c’è il gap culturale che, come diceva Bitelli, non so se mai verrà colmato però sicuramente la complessità tecnica di certe soluzioni non è dentro il curriculum formativo, non dico dei medici prescrittori, ma neanche di altre figure del mondo riabilitativo, fisioterapisti, logopedisti e insegnanti di sostegno. 

Ausili per la scuola  e l’apprendimento
Negli ultimi anni abbiamo vissuto un taglio drastico delle linee di finanziamento, come vedremo dopo nelle nostre proposte contrariamente al canale sanità, il canale scuola in realtà le sue leggi e i suoi finanziamenti ce li avrebbe già anche in Italia, quindi la situazione non sarebbe così drammatica come dalla parte sanitaria.

Il problema è che negli ultimi anni abbiamo visto tagli drammatici ai finanziamenti per l’acquisto di ausili speciali e soprattutto abbiamo visto poco controllo perché magari questi fondi, che c’erano e ci sono ancora, anche se piccoli e limitati, ma con l’autonomia venivano e vengono usati da molti dirigenti scolastici per comprare altro, dalla cancelleria alle attrezzature dei laboratori informatici standard e così via. 

Per quanto riguarda la parte lavoro/formazione professionale, per Assoausili è un settore marginale per tutte le ragioni indicate precedentemente.

Allo stato attuale e secondo me è un problema di cultura debole quindi in Italia persone con un certo tipo di disabilità che necessitano di strumenti o soluzioni più o meno complesse nel mondo del lavoro sono considerate ancora un’eccezione

Questo fa in modo che anche il mercato relativo a questo settore sia proprio non dico di nicchia perché di nicchia siamo tutti, ma una nicchia ancora più ristretta.

Soprattutto mancano i riferimenti diretti agli ausili nella legislazione, ma non dico agli ausili come prodotti, ma al problema.

“Il concetto di accessibilità andrebbe allargato” perché la famosa legge Stanca per es. che tutti hanno tanto osannato e vista come una cosa positiva, anche noi l’abbiamo vista come sicuramente un passo in avanti culturale, il problema è che era sbilanciatissima sull’accesso web, sull’accesso software e sull’accesso di tipo proprio fisico allo strumento informatico che sono tutte cose sicuramente utili e necessarie, ma sull’accessibilità fisica allo strumento di tipo tecnologico c’erano tre righe molto lacunose e anche nelle gare adesso ci vengono richiesti di essere allineati agli standard della legge Stanca, ma per l’hardware è assolutamente insignificante questa certificazione perché non esistono criteri che determinano che una tastiera facilitata è facilitata perché il tasto, la fruibilità di prestazione è di un certo tipo piuttosto che un altro.

C’è semplicemente scritto bisogna essere in linea, porre attenzione a questa cosa qui molto genericamente quindi sicuramente per quanto riguarda la formazione professionale qui è un settore per chi ha il compito di determinare culture e definire processi appunto qui arrivare a soluzioni c’è molto da lavorare.

Quali sono i nostri auspici e proposte? A noi piacerebbe un nomenclatore nazionale unico e non diviso per regioni e vi spiego perché purtroppo siccome la cultura dell’utilizzo degli ausili è molto sbilanciata, non dico nelle classiche zone nord-sud, ma è molto sbilanciata a macchia di leopardo. Ci sono regioni molto evolute e regioni dove la conoscenza è veramente di base. In una prima fase almeno il nomenclatore nazionale unico servirebbe a dare una standardizzazione e un aiuto laddove in certe regioni non hanno ancora sviluppato processi come l’Emilia Romagna o in Toscana dove ci sono sistemi pubblici di supporto di un certo tipo di utilizzo degli ausili. Ci piacerebbe che nel nuovo nomenclatore ci fossero gli ausili informatici e per il controllo ambientale e così sembra sia, vista la presentazione precedente, quindi non mi dilungo.

Una completa revisione della sezione comunicazione di cui sopra. A noi piacerebbe l’esclusione dell’hardware e del software standard però attenzione non è perché ci piace il modello americano su medicare viene passato solo il pc dedicato che costa sei mila euro, dentro di noi ci sono alcuni a cui piacerebbe anche questa cosa però in realtà immettere esclusione hardware e software standard non è inteso in questo senso, noi non vogliamo che sia incluso solo l’hardware dedicato, vorremmo solo che ci fosse più attenzione al fatto che finanziamenti come quello che è in corso adesso, che è un finanziamento di 110 poli con Tecnologie Assistive nelle regioni del sud in cui ogni scuola ha circa 20 mila euro da spendere per dotarsi di un certo parco ausili.

Noi speravamo si arrivasse al 50%, ma in realtà attorno all’80-85% di questa cifra verrà spesa in hardware standard, ma non in hardware standard che fa parte per la costruzione di ausili o di sistemi ausili complessi che servono comunque alle persone disabili, ma per rifarsi i laboratorio nelle scuole piuttosto che veramente utilizzati per lo scopo per cui il progetto prevedeva venissero usati.

E queste sono cifre sicuramente documentabili.

A noi sta bene che il PC faccia parte della fornitura nel cosiddetto nomenclatore, non è un problema, il problema è che dovrà essere ben chiaro che questo computer cioè il computer come ausilio in sé per sé non andrebbe mai comunque prescritto.

Il computer diventa ausilio quando ha un sistema di accessibilità di un certo tipo, un software che ne garantisce una funzione di un certo tipo, un sistema di output coerente con lo scopo che ci siamo dati, quindi quando il computer standard diventa parte di un sistema ausili più complesso ci sta bene anche l’hardware standard, quando l’hardware standard viene tra virgolette a drenare risorse, quelle poche risorse anche di finanziamenti speciali, relative alle tecnologie assistive, questo ci sta molto meno bene, questo è un po’ il concetto fondamentale.

Il quinto punto è l’allargamento della abilitazione alla prescrizione che non vuol essere una provocazione, ma non capiamo perché solo in Italia questo tipo di possibilità ce l’abbiano solo i medici.

In tutti i paesi europei anche in Nord America questo tipo di possibilità ce l’hanno altre figure professionali, quali i fisioterapisti, i logopedisti.

Chiaramente, questo tipo di proposta non è svincolata da quello che anche Bitelli diceva prima: il problema della capacità, della competenza rimane.

Se non ce l’ha il medico prescrittore, non ce l’ha il fisioterapista, non ce l’ha il logopedista, però è chiaro che da soli loro non ce la possono fare, vanno supportati da una logica di sistema più complessa, però questa cosa noi la vediamo non tanto per la possibilità che c’è più gente che prescrive quindi il mercato si allarga in automatico, quanto nell’avvicinare la capacità di prescrizione ai bisogni della persona.

Almeno nel canale sanitario sicuramente il fisioterapista e il logopedista sono più vicini al bisogno rispetto al medico prescrittore che molte volte firma solo una pratica e non solo non conosce l’ausilio ma molte volte non conosce neanche il paziente per cui prescrive l’ausilio. Questo è la logica di questa affermazione.

E l’altra è una cosa che ci troverà d’accordo con quanto già detto prima è che la prescrivibilità non va vincolata a classi o tipologie rigide di disabilità o di bisogno.

Per quanto riguarda la scuola ci piacerebbe semplicemente che venissero rifinanziate le norme esistenti evitando che i fondi specifici siano investiti in attrezzature diverse e in hardware standard destinati ad altri scopi come i laboratori nelle scuole e quant’altro che è un caso molto, molto frequente, più di quello che uno è portato a immaginare. 

Per il lavoro/formazione professionale è necessario rivedere quanto prevede la legge Stanca in merito ai criteri di accessibilità.

Noi ci limitiamo alla parte informatica rispetto al discorso più complesso che ha fatto Carlo prima chiaramente, perché la nostra competenza è qui, quindi siamo d’accordo con quanto detto negli interventi precedenti sulle proposte di intervento in questo settore.

Per quanto riguarda l’aspetto meramente di accessibilità allo strumento di lavoro PC, vanno sicuramente specificate meglio le caratteristiche della cosiddetta accessibilità. Sono state sviscerate molto bene per il WEB, sono state sviscerate e probabilmente nel documento sul software didattico verranno chiarificate così sarà uno strumento che porterà un contributo a questo senso, ma sull’hardware in specifico ancora nessuno ha in mente studi di dire “ok è facilitata la tastiera quando? E quindi è ridotta perché?” E così via. Quindi vorremmo che prima o poi questa cosa accedesse in modo anche di dare un contributo di chiarimento quando si parla di tecnologie assistive.